Assemblaggio veloce e flessibile nell’automotive

Gefit, azienda globale con sede ad Alessandria che proprio lo scorso anno ha festeggiato il traguardo dei 50 anni, ha progettato e realizzato una linea per l’assemblaggio di un componente powertrain per il settore automotive. Una linea flessibile con un tempo ciclo estremamente ridotto che utilizza i robot SCARA light (modello LS3-401S ed LS6-602C) Epson, in grado di assicurare ripetibilità, velocità e precisione con un ingombro ridotto.

di Fabrizio Dalle Nogare

Quando – era il 1967 – Pietro Zavattaro fondò la Gefit, la sede dell’azienda si trovava fuori dal territorio cittadino di Alessandria. Oggi, cinquantuno anni dopo, lo stabilimento produttivo è ancora lì, inglobato nel frattempo dall’espansione della città. È cambiato, insomma, il mondo intorno. E al mondo si è rivolta negli anni Gefit, oggi presente anche negli Stati Uniti, Ungheria, Cina e Russia (vedi box) con stabilimenti produttivi e uffici commerciali, oltre che in moltissimi altri paesi con le sue macchine di assemblaggio realizzate proprio lì dove tutto ebbe inizio.
“Negli anni, anche in quelli più difficili della crisi,
Gefit non ha mai smesso di sondare il mercato, investire e proporsi a nuovi clienti, in Italia e soprattutto all’estero”, ci racconta il Sales Manager Marco Carniato, che ci ha accolto ad Alessandria. “Non è stato facile riuscire a entrare in contatto con grandi gruppi globali, specialmente nel settore automotive, ma siamo stati capaci di costruirci nel tempo un’immagine di serietà e competenza che, oggi, ci viene riconosciuta dal mercato. L’alta qualità delle nostre macchine e una flessibilità – non retorica – che solo in Italia abbiamo ci permettono di essere presenti anche in mercati molto competitivi, come quello tedesco o quello francese”.

Industria 4.0 e oltre…
L’automotive rimane il settore di riferimento di Gefit per quanto riguarda gli impianti di automazione, anche se non è l’unico comparto in cui l’azienda è impegnata. “A seconda delle necessità, del volume di produzione, delle richieste del cliente e anche del mercato di destinazione, siamo in grado di trovare la soluzione più adatta, modulando il livello di automazione delle macchine”, prosegue l’ing. Carniato, che ha una sua idea ben precisa a proposito di Industria 4.0 e digitalizzazione.
“Se parliamo di interconnessione, efficienza, tracciabilità, il settore delle macchine di assemblaggio applica da tempo alcuni principi cardine di Industria 4.0. Il passaggio successivo consiste nella capacità di acquisire i dati di produzione con sistemi integrati che permettano di rilevare eventuali anomalie e intervenire tempestivamente per prevenire i fermi macchina. Dal punto di vista del software o della capacità computazionale, le possibilità sono tante e la ricerca, nel nostro settore, non può mai fermarsi”.

Una linea flessibile per assemblare e testare un componente powertrain
Ricerca e sviluppo, dunque, come chiavi per essere competitivi in un comparto esigente come l’automotive. Proprio per questo settore, Gefit ha realizzato di recente una linea per l’assemblaggio di un componente powertrain per la trasmissione del movimento, commissionata da un’importante azienda francese.
“Occorreva assemblare e testare con un tempo ciclo molto ridotto un prodotto nuovo, costituito da 5 sottocomponenti”, spiega Marco Carniato. “Anche per garantire una certa flessibilità, è stato sviluppato un sistema modulare, composto cioè da più macchine, in modo da rendere l’impianto più facilmente riconvertibile. Il tutto senza rinunciare all’efficienza e garantendo un tempo ciclo di 30 secondi”. La linea realizzata da Gefit conta, oltre che sugli assi lineari IAI, su una decina di robot SCARA Epson della serie LS di dimensioni diverse tra loro: entrambi prodotti distribuiti in Italia da Sinta. In particolare, i robot utilizzati in questa linea (SCARA light modello LS3-401S ed LS6-602C) garantiscono un ottimo bilanciamento tra valore e prestazioni cercate. Il primo ha un braccio di 400 mm e un asse verticale con corsa di 150 mm, gestisce un carico utile di 3 kg e può applicare una spinta di 100 N. Il secondo ha un braccio di 600 mm, un asse verticale con corsa di 200 mm, un carico utile fino a 6 kg e può applicare una spinta di 100 N.

La scelta dei robot SCARA
“In fase di progettazione valutiamo tante variabili: le caratteristiche del componente, il suo peso, il tempo ciclo della macchina e così via – ci dice Carniato -, che permettono di definire il tipo di robot. In questo caso, gli SCARA sono stati scelti perché garantiscono ripetibilità, velocità e precisione. Un altro elemento importante è stata la compattezza, perché gli spazi a disposizione erano ristretti e i robot dovevano avere ingombri contenuti”. Nella linea, i robot SCARA si fanno carico di operazioni di pick & place e montaggio: in base al tipo di pinza, infatti, possono essere adattati a effettuare entrambe le lavorazioni.
Oltre a soluzioni di automazione quali tavole rotanti, alimentatori vibranti o a sistemi di movimentazione di tipo idraulico, specialmente quando la forza richiesta in funzione del tempo è più elevata, la linea di assemblaggio presenta soluzioni molto avanzate di visione artificiale e controllo.