Territorio e qualità per il successo del Gruppo

Sistemi di handling, sensori e componenti per il settore plastics, meccatronica. Fedele a queste aree di interesse, Gimatic prosegue nel suo percorso di crescita, fondato sulla ricerca e sull’efficienza del ciclo produttivo. A partire dalla filiera, legata al territorio e sempre più integrata, come dimostra la recente acquisizione dell’azienda M.T.M. Montini, specializzata nella produzione di semilavorati in acciaio e alluminio.

di Cesare Pizzorno

Innovazione, organizzazione, filiera. Se avessimo soltanto tre parole a disposizione sceglieremmo queste per rappresentare il percorso di crescita che l’azienda bresciana Gimatic ha iniziato più di 30 anni fa, nel 1985, e che non sembra volersi fermare. Qualche numero: oltre 2 milioni di componenti realizzati ogni anno, più di 180 brevetti depositati, quasi 100 persone impegnate nella sede produttiva di Brescia e poco meno di 250 nel mondo, considerando le 17 filiali che molto presto diventeranno 19. Il 10% del fatturato annuo investito in innovazione, grazie anche a un rapporto sempre più stretto con università e istituti di ricerca. “Tutto nasce dal reparto R&S, dall’anima sempre più meccatronica, che ci consente di sviluppare internamente i nostri prodotti”, spiega Giuseppe Cardovino, Strategic Marketing di Gimatic. “Parlando di ricerca, investiamo molto nello sviluppo dei prototipi, con l’obiettivo di ottenere un risultato più vicino possibile al componente che andrà in produzione”. Un altro aspetto peculiare di Gimatic è lo stretto rapporto con le aziende del territorio, specialmente per quanto riguarda la fornitura dei semilavorati, che vengono poi assemblati e sottoposti a test e controlli nello stabilimento di Brescia.

Assemblaggio, test, spedizione
Uno stabilimento organizzato in modo da rendere più fluido possibile il processo produttivo, dall’assemblaggio fino alla spedizione, grazie anche a un sistema di magazzini verticali che permette di spedire un componente in 24/48 ore. Le operazioni di montaggio, in particolare, prevedono un doppio controllo, svolto sia in fase di assemblaggio dagli operatori, sia al termine del processo. Un altro reparto fondamentale è la test room, dove i prodotti vengono sottoposti a prove specifiche. “Con il passare del tempo – prosegue Cardovino – i test sono aumentati anche per componenti, per esempio quelli in plastica, che in precedenza venivano sottoposti a prove meno sofisticate. Riteniamo questo passaggio estremamente importante per essere sicuri della qualità dei nostri componenti”. Gimatic dispone anche di macchine per la stampa 3D, utilizzate con profitto sia per la realizzazione di prototipi che per produrre parti speciali.

Nuova acquisizione per una filiera ancora più integrata
E siamo alla terza parola messa in evidenza all’inizio dell’articolo: filiera. Di recente, infatti, l’azienda M.T.M. Montini di Bagnolo Mella (BS) – storico fornitore di semilavorati – è entrata a far parte del Gruppo Gimatic, rendendo, appunto, la filiera ancora più integrata. Fondata 25 anni fa grazie allo spirito imprenditoriale di Ivano Montini, l’azienda si può a buon diritto definire “4.0”, dal momento che gran parte delle 70 macchine utensili installate sono collegate in rete, interconnesse e in grado di fornire dati di produzione in tempo reale. Oggi M.T.M. Montini è una realtà da 10 milioni di fatturato, poco meno di 70 dipendenti e 6.000 m2 di spazio produttivo, destinati a diventare circa 9.000 dopo la costruzione del nuovo stabilimento. “Il nostro processo produttivo parte dall’estruso, principalmente di alluminio e acciaio, che viene lavorato dalle macchine utensili e dai centri di lavoro plurimandrino”, spiega Ivano Montini, che ha progettato e realizzato, in collaborazione con Nova Robotics, un sistema di asservimento robotizzato per macchine utensili modulare e trasportabile. “Inizialmente il sistema era fisso, poi abbiamo pensato di renderlo mobile per poterlo utilizzare con diverse macchine. Abbiamo sviluppato un meccanismo meccanico a nido d’ape che si adatta alle dimensioni del pezzo e lo blocca in attesa che il robot lo prelevi”, aggiunge Montini.