Un nuovo concetto di intralogistica

I robot autonomi collaborativi dell’azienda danese MiR, commercializzati in Italia anche da K.L.AI.N.robotics, hanno l’ambizione (non nascosta) di rivoluzionare l’intralogistica di fabbrica, affiancando gli operatori e sollevandoli da compiti ripetitivi e potenzialmente dannosi. Fernando Fandiño Oliver, Area Sales Manager Southern Europe and Brazil, spiega perché si adattano particolarmente alle aziende manifatturiere italiane.

by Giorgia Stella

“Il futuro è adesso”, ci dice Fernando Fandiño Oliver, Area Sales Manager Southern Europe and Brazil di MiR quasi alla fine della chiacchierata che ci ha concesso nel corso di una recente visita in Italia, in risposta a chi pensa che tecnologie come la robotica mobile collaborativa riguardino il futuro e non il presente degli ambienti manifatturieri. Grazie alle loro caratteristiche (interfaccia aperta, capacità di trasportare anche carichi pesanti, programmazione semplificata, navigazione sicura) l’intralogistica può essere automatizzata in modo semplice ed efficiente.

Non chiamateli AGV
“Il MiR (Mobile industrial Robot, ndr) semplicemente non è un AGV – afferma Fandiño Oliver – perché per andare da un punto A a un punto B non ha bisogno di una guida ma può calcolare da sé il percorso migliore. Inoltre, le macchine sono in grado di muoversi in flotte considerando anche la posizione degli altri robot e, soprattutto, è sempre possibile comunicare con i robot ed effettuare modifiche alla mappatura dell’ambiente”. Il MiR è in grado di orientarsi conoscendo il perimetro dell’azienda. Il sistema memorizza la planimetria dell’ambiente, inclusi gli ostacoli fissi (pareti, macchine di produzione ecc.) o non fissi, come i pallet per esempio. La programmazione prevede semplicemente l’inserimento del punto di partenza e di quello di arrivo.
Come detto in precedenza, il percorso migliore lo decide il robot, che è in grado – grazie alle telecamere e agli scanner di cui è dotato – di aggirare eventuali ostacoli, comprese le persone, che incontra lungo il tragitto.

Payload fino a 500 kg
Attualmente, la gamma di MiR include modelli con payload di 100, 200 e 500 kg (l’ultimo arrivato, vedi box) che possono, per le loro caratteristiche, coabitare con gli operatori di fabbrica.
C’è anche la possibilità di montare un gancio sul robot finalizzato al trasporto di carichi più pesanti su un carrello.
“I robot MiR si prendono cura di una serie di compiti di trasporto faticosi e potenzialmente dannosi per gli esseri umani, anche grazie a una vasta gamma di moduli personalizzabili che possono facilmente essere installati direttamente sui robot”, prosegue Fandiño Oliver. “Inoltre, possono accedere ad ambienti proibitivi per gli esseri umani, per esempio per via di rumori forti o sostanze nocive. Sostituendosi alle persone nei compiti ripetitivi di trasporto, i robot lasciano più tempo per dedicarsi alle proprie professioni, creando lavoro perché le aziende avranno bisogno di persone che vi lavorino insieme”.

Rendere mobili i robot collaborativi
Un utilizzo particolarmente interessante dei MiR è quello con i bracci robotici collaborativi, sempre più diffusi sul mercato. L’automazione, in questo caso, è conveniente specialmente in applicazioni che prevedono processi ripetitivi.
“Abbiamo già installato parecchie applicazioni che prevedono l’integrazione con i robot collaborativi – spiega l’Area Sales Manager di MiR – anche in Sud Europa. I nostri prodotti si adattano a robot di costruttori diversi e costituiscono un’opzione di utilizzo in più. Il concetto chiave, a mio parere, è la flessibilità della produzione, un’esigenza che il mercato esprime in modo sempre più prepotente”. Chiediamo a Fernando Fandiño Oliver anche un suo parere sull’applicabilità di questa tecnologia nel tessuto produttivo italiano, caratterizzato, com’è noto, dalla presenza di tante PMI. “In Italia c’è molto interesse per i robot mobili e vediamo grande elasticità da parte di imprenditori e manager, specialmente delle nuove generazioni, ma non solo. I MiR sono progettati per muoversi anche in spazi ristretti e diventano ancora più interessanti quando le persone sono poche e possono svolgere compiti a più alto valore aggiunto che non spingere un carrello”.