Condivisione di conoscenze

Il percorso di rilancio dell’IMVG, Italian Machine Vision Group – che si propone di mettere a fattor comune conoscenze e competenze delle molte realtà italiane attive nella visione artificiale – è iniziato e vivrà con il Forum sulla Visione nel giugno 2019 un importante momento
di condivisione. Nicola Lo Russo, managing director di Vision e referente AIdAM per l’IMVG, ci parla di idee, obiettivi e iniziative concrete di un progetto ambizioso.

di Fabrizio Dalle Nogare

Quali obiettivi vi siete posti quando avete deciso di rilanciare l’Italian Machine Vision Group?
L’obiettivo è creare in Italia un gruppo composto sia da fornitori di tecnologie che da integratori attivi nell’ambito dei sistemi di visione. Crediamo che l’Italia sia uno dei paesi più rilevanti in questo settore. Abbiamo un paio di riferimenti: l’EMVA (European Machine Vision Association, ndr) e il VDMA, ovvero l’associazione che con più di 3200 aziende rappresenta la più grande associazione industriale europea, con sede a Francoforte. Personalmente, il recupero del gruppo IMVG è stata una delle questioni che ho affrontato sin dal mio ingresso in AIdAM. In questa prima fase stiamo lavorando con un gruppo ristretto di persone, e quindi di aziende, che riteniamo tecnologicamente importanti nel contesto italiano. Con l’obiettivo di rendere più ampio il Gruppo stiamo collaborando con Anie Automazione, associazione all’interno della quale ci sono diverse aziende attive nel settore della visione artificiale.

In concreto, quali saranno i prossimi passi dell’IMVG?
All’interno della Digital District, alla fiera SPS di Parma, ci sarà un convegno sulla visione artificiale. Sempre in previsione della fiera, realizzeremo e distribuiremo delle brochure informative sul Gruppo. Questi saranno solo i primi passi in previsione del Forum sulla Visione che stiamo organizzando, insieme a Messe Frankfurt Italia, nel giugno 2019. Questo deve essere il vero punto di partenza del percorso che stiamo cominciando: un evento che speriamo possa avere una partecipazione numerosa da parte di addetti ai lavori di tanti settori diversi tra loro. In questo momento ci interessa soprattutto cominciare a lavorare, far emergere delle idee e creare una struttura che ci permetta di far conoscere le competenze che ci sono in Italia sui sistemi di visione, che sono, non dimentichiamolo, una delle tecnologie abilitanti della fabbrica intelligente.

Cosa serviva, a suo parere, per dare l’impulso alle attività dell’IMVG?
Serviva, forse, qualcuno che si chiedesse “perché non farlo?” e cercasse di abbattere le barriere che avevano impedito in precedenza di rilanciare il progetto. In Italia ci sono tantissime aziende che si occupano di visione, spesso di dimensioni molto ridotte, con grandi conoscenze e competenze tecnologiche. Perché non mettere tutte queste conoscenze a fattor comune, allora? Inoltre, far parte di un Gruppo può essere anche un modo per facilitare l’accesso alla formazione – elemento sempre più importante nel contesto attuale – alle aziende meno strutturate: è, a ben vedere, quello che stiamo facendo con AIdAM attraverso le iniziative in essere con MIUR e MISE, creando dei tavoli paritetici all’interno dei quali si parla anche di alternanza scuola/lavoro.

È ottimista sul futuro del gruppo?
Assolutamente sì. Abbiamo davanti un percorso chiaro e i primissimi passi sono senza dubbio incoraggianti.