Super e iperammortamento: il punto della situazione

Come è stato accolto dalle aziende metalmeccaniche italiane il Piano Nazionale Industria 4.0? Quante hanno beneficiato del super e iperammortamento? E quante non hanno sfruttato gli incentivi? Per rispondere a queste e altre domande, Fondazione UCIMU ha commissionato a Eumetra (https://www.eumetramr.com/), la società di Renato Mannheimer, una ricerca che ha coinvolto 200 imprese, individuate per dimensione, fatturato, area geografica di appartenenza, tipologia di produzione. I risultati della ricerca sono stati presentati a fine giugno nel corso di un evento presso la sede di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE.

Chi ha sfruttato gli incentivi (e perché)
Il 90% degli intervistati, tutte figure di vertice delle imprese (titolari, amministratori delegati, direttori generali), si è detto a conoscenza dei provvedimenti per il rinnovo del parco macchine e la trasformazione digitale della fabbrica. Il 46,5% delle imprese, con il settore automotive a fare da capofila, ha usufruito degli incentivi. Rispetto alla tipologia di incentivo, praticamente pari è la distribuzione tra utilizzo di super e iperammortamento. La motivazione principale dell’investimento è risultata l’aumento della capacità produttiva (48%). Nelle intenzioni di acquisto futuro è preminente la scelta di investimenti in chiave digitale (iper). Rispetto alla ripartizione geografica, sarà il Nord Est a investire maggiormente in futuro perché il 50% delle aziende afferma di aver intenzione di fare investimenti con iperammortamento.

Chi non ha utilizzato i provvedimenti
Più della metà delle imprese metalmeccaniche italiane incluse nel campione (53,5%) pare non essere stata lambita dall’opportunità di rinnovamento del parco macchine e trasformazione degli stabilimenti in chiave digitale. Ad essere escluse da questo processo sono anzitutto le micro imprese (con fatturato fino a 2 milioni di euro) e, in generale, le aziende del Sud e Isole. Le ragioni sottese ai mancati investimenti sono per lo più riconducibili alla non necessità di acquisire nuovi macchinari e all’assenza di una programmazione di nuovi investimenti. Una buona metà delle imprese metalmeccaniche coinvolte nell’indagine non sembrano, dunque, particolarmente interessate alla quarta rivoluzione industriale. Un fattore che rischia di incrementare il “digital divide” tra aziende. D’altro canto, le imprese che hanno fatto (o faranno) investimenti in questo biennio hanno preferito acquisire macchine dotate di tecnologie digitali e una buona parte di queste si dice pronta a proseguire su questa strada anche nel prossimo futuro.